SEDIMENTI – 2019

Ago 3, 2024

Sedimenti è una delle sezioni del progetto Petrolio, uomo e natura nell’epoca dell’Antropocene per Matera – Capitale europea della cultura 2019, coprodotto da Fondazione Matera-Basilicata 2019 e Associazione Basilicata 1799 e curato da Francesco Scaringi e Giuseppe Biscaglia, vede l’
Associazione Culturale Danza Urbana partner del progetto, insieme all’Associazione Cantieri
Danza, Asociación Cultural Las Voces Humanas (Spagna), Associazione Mosaico Danza, Cooperativa Anghiari Dance Hub, Fondazione Fabbrica Europa, Ravenna Festival, Maqamat Beit El Raqs (Libano) e Network Anticorpi XL.


Sedimenti, curato da Massimo Carosi, è un percorso creativo dedicato al dialogo e all’incontro tra giovani coreografi del Mediterraneo che si sviluppa in quattro tappe per la realizzazione di uno spettacolo di danza che debutterà a Matera a giugno 2019, per poi circuitare in importanti
festival italiani e europei, tra i quali il Festival Danza Urbana di Bologna.
La creazione collettiva, realizzata dalla collaborazione fra quattro artisti provenienti da differenti paesi del Mediterraneo (Italia, Spagna e Libano), sarà concepita per spazi pubblici, adattandosi di volta in volta al contesto che la accoglierà.


La Mediterranean Choreographic Research è stata la tappa inaugurale del percorso e ha avuto luogo dal 24 al 31 marzo al PARC di Firenze. Alla residenza creativa, volta a creare un’occasione di incontro e conoscenza fra gli artisti e di sviluppo di idee progettuali, hanno preso parte otto
coreografi under 35 selezionati dal curatore Massimo Carosi insieme ai partner del progetto, sulla base della qualità della loro ricerca e produzione artistica, della capacità d’innovazione di
linguaggi e per la volontà di sperimentarsi in un processo di creazione collettiva. Ad affiancarli
in questa fase in qualità di tutor, il coreografo, performer e artista visivo Marco Mazzoni.
Al termine della Mediterranean Choreographic Research Massimo Carosi e i partner di progetto
hanno individuato i quattro autori a cui affidare il progetto di co-creazione.
E’ seguita, poi, la prima tappa produttiva a Beirut dal 18 al 27 aprile 2019 presso il Citerne
Beirut, lo spazio teatrale della Maqamat, con l’accompagnamento del coreografo Omar Rajeh.


Tappe produttive successive:

>Ravenna residenza artistica dal 4 al 17 maggio presso il Museo Classis e presentazione
(dal 9 al 15 giugno) di sette brevi studi all’interno della
manifestazione “Giovani artisti per Dante” di Ravenna Festival.
>Matera residenza artistica da 18 al 22 giugno
La creazione collettiva Who cares? Ecologia del dialogo debutta domenica 23 giugno a Matera – all’interno del programma Petrolio, uomo e natura nell’epoca dell’Antropocene per Matera 2019 – e viene presentato venerdì 6 settembre 2019 all’interno del Festival Danza Urbana

Who cares? Ecologia del dialogo

Di e con Bassam Abou Diab, Yeinner Chicas,  Olimpia Fortuni, Leonardo Maietto

Musiche originali Ayman Sharaf El Dine, Stefano Zazzera

Progetto di Matera Capitale Europea della cultura 2019 Nell’ambito di Petrolio – uomo e natura nell’era dell’Antropocene

Coprodotto con Fondazione Matera – Basilicata 2019 e Associazione Basilicata 1799, con il Fondo Etico di BCC Basilicata

Con il supporto co-produttivo di Sosta Palmizi

A chi importa dei disastri ambientali, della comunità, della cultura, della politica? Who cares? Ecologia del dialogo è un progetto di co-creazione in cui quattro giovani coreografi e due musicisti fanno del proprio incontro il punto di partenza per la costruzione di una performance che ruota attorno alla tematica dell’Antropocene.
Linguaggi, corpi, universi si confrontano dando vita a una nuova comunità: la trasmissione delle diversità personali di ognuno dei suoi componenti, da fatto accessorio, strumentale, propedeutico alla messa in scena, diviene centrale, rendendo il percorso creativo collettivo un laboratorio paradigmatico delle possibili azioni simboliche di fronte alle epocali incertezze cui è sottoposto l’uomo nella rinegoziazione del proprio ruolo nell’ecosistema. Nell’incerta frontiera tra metodi, culture, apparati simbolici è posto il punto di forza di una nuova entità collettiva, che non si definisce entro confini dati ma nel confronto intorno a comuni sponde.

In scena prende forma un territorio immaginario del Mediterraneo, una geografia al di fuori da ogni toponomastica e etnografia possibile, che porta con sé le architetture e le tradizioni del Libano, dell’Italia e della Spagna. In questa terra di incontro l’unica merce di scambio è il dialogo tra i corpi, impegnati nella creazione di un vocabolario, danzato, suonato, fatto di gesti e azioni, incastri e conflitti per rispondere alla domanda Who cares / A chi importa?. Se ti chiedo: «A chi importa dei disastri ambientali, della comunità, della cultura, della politica?»